Tuesday, July 11, 2017

Throw Your Net on The Other Side of The Boat

When the Lord passed by my life, I was casting into the digital net. And when he said “Come, follow me” (Mt. 4:19). I went and followed… but I didn’t leave the net. Instead, I brought with me the Word and made it circulate it in the digital continent.

Because of Computer Engineering, my head was wired with data, circuits, and codes. Then I was called. The deciphering of codes to make a computer software work was converted into deciphering the code that Jesus left to make heaven on earth unfold. For many years I have wondered why of all the bastards out there, I was called. And at the same time, He gave me the opportunity to navigate, investigate, dominate the digital continent. Later that I realized that God called me to proclaim the Word through the digital continent; to encode in my heart the digital numbers 0 and 1: ZERO other God and the ONE and only command: “Love one another as I have loved you” (Jn 13:34); to continue fishing men and women citizens of the digital continent.

We can be missionaries in cyberspace and not just in the real world. It is a frontier that is vast and unfathomed. We can make use of the cyber-world as a tool to make the Lord God KNOWN by all. And through it, invite others to know him more: share the Daily Gospel, share the story of the chosen People of God, share the love story of God and his people. Make use of the network to build networks of faith and decrypt the true and hidden message of the Word.

We can show our love and be Missionaries of the merciful and loving God by spreading love and promoting peace in the social network and overcome cyberbullying. We can inspire people to circulate the antivirus of hate through videos, graphics, and music. We can be mediator between the LOVE of God and his people through the digital continent. But of course, always with precautions and prudence. The Church invites us to be present in this “new continent” and also warns us of its illusions and traps (cf. LS 47).

Well, we got used to the old and conventional way of doing mission: to go out and meet people, be physically seen, preach to people and convert the faithful, and be seen doing a lot of action, facing all the dangers in the frontiers. I believe that it is time to upgrade our operating system that to be a missionary is just limited in that version. "Throw your net on the other side of the boat!" We too can SERVE God and his people, we can be Servants of the Word, missionaries in the digital continent, even just by sitting in front of the computer or by using our mobile phones. After all, both conventional and the digital missioning has the same goal which the song “The Mission” by Steve Green perfectly summarizes: “To love the Lord our God is the heartbeat of our mission, the spring from which our service overflows. Across the street or around the world,” and I add, even in the digital continent, “the mission’s still the same: Proclaim and live the Truth in Jesus’ name.

As servants of the Word, we feel called to search for the signs of God in the digital world, to share our experience of the Gospel in new communication codes and to combat the viruses of manipulation, superficiality and depersonalization. What a revolution Claret would have encouraged if he had the possibilities offered today by these new technologies! (cf. MFL 2j) (MS 18)

May the Lord be praised and others be encouraged to PRAISE Him in and through the fiber optics. Be a Servant of the Word. Share the Word and be missionaries in the cyber continent. The DNS and gateways are always open for all!




Thursday, June 29, 2017

Guardi!

La Chiesa proclama persone esemplari come santi perché che possano essere modelli per noi nella nostra vita cristiana. Ma prima che essi siano scelti dal popolo di Dio, essi sono innanzitutto scelti da Dio. Non sono scelti perché sono perfetti, non perché erano i migliori tra tutti, non perché sono buoni, o provengono dalla famiglia migliore, o perché sono ben educati. Sono scelti perché erano aperti ai suggerimenti dello Spirito Santo, e offrivano uno spazio per Dio nei loro cuori.

Oggi celebriamo due grandi santi, infatti, sono i due pilastri della Chiesa. Celebriamo la festa di San Pietro e Paolo. PIETRO era uno dei dodici apostoli scelti da Gesù. Originariamente era un pescatore. Ha svolto un ruolo di guida e è stato con Gesù durante gli eventi manifestati solo ad alcuni apostoli, come la Trasfigurazione. PAOLO era un ebreo ellenizzato, che godeva della cittadinanza romana. Non conobbe direttamente Gesù, sebbene suo contemporaneo, e, come tanti connazionali, avversava la neo-istituita Chiesa cristiana, arrivando a perseguitarla direttamente. Paolo si convertì al cristianesimo mentre, recandosi da Gerusalemme a Damasco per organizzare la repressione dei cristiani della città, fu improvvisamente avvolto da una luce fortissima e udì la voce del Signore.

Guardiamo le caratteristiche principali di questi uomini che possono servire da ispirazione e guida nella nostra vita come cristiani.

RINOMINATI. Entrambi avevano i loro nomi originali. Pietro era chiamato Simone e Paolo era chiamato Saul. Il giorno in cui i loro nomi sono stati cambiati, c'è stato un cambiamento anche nella loro responsabilità, nella loro personalità, nella loro identità. Da pescatore ordinario, Simone passa a condure i suoi compagni di pesca a catturare i pesci e dirigere la sua famiglia. Quando fu chiamato da Cristo, Pietro, gli fu dato all'autorità di guidare tutti gli uomini, appartenenti della Chiesa. Si è trasformato in pescatore di uomini.

Saul, era un uomo che perseguitava i cristiani, cercando di limitare il numero dei credenti e dei seguaci di Cristo. Quando il suo nome è stato cambiato, si è trasformato in una persona che ha propagato la fede, ha convertito molti alla fede e ha portato migliaia di seguaci a Cristo. Ha portato la Buona Notizia alle nazioni pagane e al mondo.

Come Pietro e Paolo, anche noi siamo stati rinominati. Quando siamo stati battezzati, ci è stato dato il nostro nome comune. Ma non dobbiamo dimenticare che in quel momento siamo stati chiamati Cristiani e siamo diventati sacramento di Cristo. Per questo, siamo obbligati a fare del nostro meglio per assolvere le responsabilità come cristiani, nel modo migliore che possiamo.

OBBEDIENTI. Pietro e Paolo erano obbedienti agli insegnamenti di Cristo, obbedienti alla legge del Padre, obbedienti alla legge dell'amore. Entrambi erano obbedienti al comando: andare in tutto il mondo e proclamare il Vangelo. Erano obbedienti perché entrambi avevano rapporti profondi con Cristo. Erano obbediente perché entrambi erano aperti alle richieste dello Spirito Santo. Entrambi hanno aperto gli occhi e il cuore a Dio. Entrambi aprirono gli occhi e i cuori di molti. Come loro, anche noi siamo invitati a essere obbedienti alle richieste dello Spirito, alle parole di Gesù Cristo, e all'amore e volontà del Padre.

CONVERTITI. Pietro rinnegò Gesù tre volte. Per amore, gli è stato dato la possibilità di riscattarsi. Paolo ha perseguitato i cristiani. Era lì quando Stefano protomartire fu lapidato. E per compassione è stato convertito e trasformato in qualcuno che porta la vita alle Chiese. Siamo tutti invitati a convertirci, trasformarci in persone migliori, essere testimoni e messaggeri della gioia del Vangelo.

San Pietro e Paolo, aiutateci a vivere come cristiani. Guidateci nell'utilizzare i nostri talenti e competenze secondo la volontà di Dio. Guidateci alla conversione e insegnateci a vivere secondo il volere di Dio. AMEN.



Sunday, June 25, 2017

Intrepido

Quali sono le vostre paure nella vita? Di che cosa avete paura? Perché avete paura?

Il più grande timore dell'uomo è perdere la propria vita. La paura della morte. Da qui deriva il resto delle angosce che abbiamo: il timore delle calamità naturali, del terrore umano, la paura della perdita della ricchezza, di restare poveri, dei disturbi e delle malattie, la paura del tradimento, di rimanere soli, di perdere gli amici, l’angoscia degli occhi che osservano i passi falsi che facciamo. È l'elenco continua.

Le persone prima e durante il tempo di Gesù credevano che la morte fosse causata dal peccato. In parte è vero, ma non significa che lo sia sempre. Perché non tutti quelli che muoiono, muoiono a causa del peccato. Muoiono perché la morte fa parte della natura umana, fa parte del ciclo della vita. Ma c’è una cosa che dobbiamo ricordare: è che è venuto un uomo, il Figlio dell'uomo, figlio di Dio, Gesù era il suo nome. È venuto a cambiare il destino dell'uomo che Adam ha stabilito quando ha peccato contro Dio. Gesù è venuto a dire a tutti noi che non dobbiamo temere di perdere la propria vita, perché c'è una vita dopo la morte. E tutto ciò che deve essere fatto mentre siamo in vita è agire nella giustizia e nell'amore.

NON TEMERE NESSUNO, dice Gesù. Da un lato ci consola con la sua presenza e la sua venuta. Ma questa esortazione di non temere nessuno non è solo per darci coraggio in tempi di prove e tribolazioni, né per aumentare la nostra fiducia, né per consolarci. È UN'ESORTAZIONE RIVOLTA A TUTTI NOI CRISTIANI A NON AVERE PAURA DI PROCLAMARE IL VANGELO DEL REGNO. È un comando a essere forti nel proclamare gli insegnamenti di Gesù Cristo.Quello che dico nell'oscurità, ditelo nella luce; Quello che senti bisbigliare, ripetilo sui tetti. Non abbiate paura della morte, delle persecuzioni che vengono con l'annuncio del Vangelo.” Perché, come ha promesso Gesù, c'è qualcosa che vi attende in cielo più prezioso di quanto avete in terra.

NON ABBIATE PAURA di affrontare popoli diversi. Non abbiate paura di affrontare persone che non credono. Non abbiate paura di essere criticati perché siete cristiani. Non abbiate paura di proclamare il nostro Dio amorevole. Mi sento fiero di alcuni dei nostri fratelli protestanti che non hanno paura di parlare di Dio e della nostra salvezza che Gesù ci ha portati in luoghi pubblici. E mi dispiace che molti di noi si vergognino di parlare di Dio, degli insegnamenti di Gesù, perfino dentro la nostra casa.  

NON ABBIATE PAURA DI ESSERE UCCISI PERCHÉ SIETE CRISTIANI. Non abbiate paura di coloro che uccidono il corpo, ma non possono uccidere l'anima; Piuttosto, abbiate paura di colui che può distruggere sia l'anima che il corpo nella Gehenna.” Il Signore ci proteggerà.

NON ABBIATE PAURA PERCHÉ TUTTI SIAMO DEGNI PER IL SIGNORE. Non pensate che, se talvolta la testimonianza e la fede, ci procurano persecuzioni non siamo degno di Dio. Perché molti che hanno servito il Signore, hanno predicato, sono stati uccisi. Quando la morte arriva a noi, viene perché è il nostro tempo. E non significa che non siamo degni dell’amore di Dio.Voi valete più di molti passeri.

Cari amici, Gesù ci esorta oggi a NON AVER PAURA DI TESTIMONIARE, DI DIVENTARE MESSAGGERI DELLA GIOIA DEL VANGELO. Chiunque riconosce me al di sopra degli altri, io la riconoscerò davanti a Dio. Ma chi mi nega anch’io lo negherò davanti al Padre celeste.


NON TEMERE. CREDI IN DIO.


Saturday, June 24, 2017

Fearless

What are your fears in life? What are you afraid of? Why are you afraid?

The greatest fear of man is to lose one’s life. The fear of death. From here stems the rest of our fears in life: fear of natural calamities, fear of man made terror, fear of losing richness, fear of staying or becoming poor, fear of ailments and diseases, fear of treachery, of being alone, of losing friends, fear of the eyes who are on the watch for any misstep of ours. And the list continues.

The people of old often believed that death is caused by one’s sin. Sin brings forth death. Somehow it’s true, depending on the syntax and context of the sentence. But it does not necessarily mean to be true always. Because not all who die, die because of sin. We die because death is part of our human nature, part of our cycle of life. One thing though that we must always remember, that at a certain point in time, in a particular place called Nazareth, a man came: the Son of Man, Son of God, and Jesus was his name. He came to change the fate of "man" that Adam brought when he sinned against God. He came to tell everyone, that hey brother, one must not be afraid of losing one’s life, because there is an afterlife. And all that must be done while living on earth is to live in righteousness, in just, and in love. 

FEAR NO ONE, Jesus says. On the one hand, he consoles us of his presence and of his coming. But this command of his, to fear no one, is not only for us to be brave in times of trials and tribulations. It is neither a simple boosting of our confidence, nor a consolation. IT IS AN EXHORTATION FOR ALL OF US CHRISTIANS: TO BE NOT AFRAID TO PROCLAIM THE GOOD NEWS OF THE KINGDOM, AND TO SHOW THAT WE ARE CHRISTIANS. It is a command for us to be fearless in proclaiming the teachings of Jesus Christ. "What I say to you in the darkness, speak in the light; what you hear whispered, proclaim on the housetops. Be not afraid of death, of persecutions that comes with the proclamation of the Gospel." Because as Jesus has promised, there is something stored for us in heaven more than what we have in our earthly life.

DO NOT BE AFRAID of facing peoples of different types. Do not be afraid of facing people who do not believe. Do not be afraid of being criticized because you are a Christian. Do not be afraid to proclaim our loving God. You know, I feel proud of some of our brother Protestants who are fearless to speak about God and of our salvation that Jesus brought us in public places, in buses and many times they are laughed at and criticized. And I feel pity that many of us "called Christians" are ashamed of or would not even speak about God, of the teachings of Jesus, not even inside our house, not even with our family members.

DO NOT BE AFRAID to die, to get killed because you are a Christian. “Do not be afraid of those who kill the body but cannot kill the soul; rather, be afraid of the one who can destroy both soul and body in Gehenna.” The Lord will protect us. Life in God doesn't end here. There is afterlife.

DO NOT BE AFRAID for we are all worthy for him. Do not think that you are not worthy in the eyes of God just because despite your witnessing and your firm faith, you still suffer or get tortured or get killed. Because many who have served the Lord, preached, proclaimed also in the end, had the same fate as Jesus Christ: killed or died. If death comes to us, it comes because it is our time. And it doesn’t mean that we are not worthy of his love.We are worth more than many sparrows.

My dear friends, Jesus exhorts us today TO BE FEARLESS WITNESSES AND MESSENGERS OF THE JOY OF THE GOSPEL. And we should always remember: "Everyone who acknowledges me before others I will acknowledge before my heavenly Father. But whoever denies me before others, I will deny before my heavenly Father."


BE NOT AFRAID. TRUST IN GOD.


Friday, June 23, 2017

His Heart

We celebrate today the solemnity of the Sacred Heart of Jesus. What makes sacred the heart of Jesus is, first and foremost, his being the Son of God and the Son of a woman with an immaculate and marvelous heart. What makes sacred Jesus' heart is that it is full of the knowledge of the Father and it is only the Father who fills his heart. Everything that comes from it comes from the Father and what comes from his heart are signs of the abundant love of the merciful God. What makes sacred the heart of Jesus is its connection to the heart of the Father. He has the same heart as of the Father. 

What makes sacred the heart of Jesus is that it is capable of embracing all those who are tired and fatigued in life, those who are lost and weary. Those who are tired can rest in his heart, find peace in his heart, find hope in his heart.

As followers, we are all invited to learn from his sacred heart. We are invited to look deeply and imitate his meek and humble heart. We are invited to take his yoke because his yoke is good and his weight is light. Because if we have a heart similar to that of Jesus, all the problems of our lives would be bearable and they would be light.

Let us pray to the Sacred Heart of Jesus, that he may continue to teach us the path to the Father and lighten the burdens of our tired hearts.  


Sunday, June 18, 2017

Benedetto, spezzato, condiviso

Celebriamo oggi la Festa del Corpo e del Sangue di Cristo, una festa tradizionale, stabilita nel 1264 dal Papa Urbano IV, in seguito al miracolo di Bolsena. Divenuto famoso in tutto il mondo. Ma cosa significa per noi questa realtà del "Corpo e Sangue di Cristo"? Cerchiamo di spiegarlo con tre parole chiave: BENEDETTO, SPEZZATO, E CONDIVISO.

BENEDETTO. Il significato di questa parola lo deduciamo dal Vangelo di oggi: “Se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno… Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui.

Sì, nella Eucaristia prendiamo il benedetto (consacrato) corpo e sangue di Cristo nell'Eucaristia. Ma benedetto vuol dire molto più di questo. È più che mangiare il pane e bere il vino consacrato. La Santa Comunione è manifestazione di ciò che il Vangelo ci dice. Ma il Vangelo non parla dell'Eucaristia o della "Comunione Santa". Quello che dice è mangiare la carne e bere il sangue di Cristo, espressione che non deve essere presa letteralmente. Dobbiamo mangiare la sua carne e bere il suo sangue nel senso che dobbiamo appropriarsi, assimilare totalmente nel nostro essere tutto ciò che Gesù insegna, la sua visione, i suoi valori, la sua comprensione della vita. Il significato fondamentale del “mangiare il corpo e bere il sangue di Cristo” consiste nella unione totale con lui nei pensieri e nella vita. È questo che ci rende benedetti.

Quando diventiamo con Cristo una sola persona, siamo da considerare benedetti e siamo benedizione per gli altri. Quindi, non è sufficiente ricevere l'ostia quando assistiamo all'Eucaristia. Ma, è necessario vivere la nostra benedizione.

SPEZZATO. Quando parliamo del Corpo e del Sangue di Cristo, non vogliamo dire che “il corpo fisico di Gesù” che è spezzato, morto sulla croce o riferirci al sangue che scorreva dalle sue ferite. Vogliamo dire che il corpo di Gesù Risorto comprende anche tutti i suoi seguaci riuniti nelle comunità cristiane di tutto il mondo. Gesù è il capo del corpo e noi, con i nostri doni e talenti unici e diversi, siamo i suoi membri. E apparteniamo solo a Cristo quando siamo consapevolmente e attivamente coinvolti come membri di quel Corpo, amando, servendo e prendendoci cura degli altri. In questo senso Gesù ci ha raccomandato di essere condiviso con le persone di tutto il mondo.

Forse siamo diversi gli uni dagli altri, eppure apparteniamo ad una famiglia intera. Siamo il Corpo di Cristo. Come dice San Paolo nella seconda lettura: “vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane.

CONDIVISO. Il cibo ci unisce. Il cibo raccoglie una famiglia a tavola durante i pasti. È un momento di benedizione per la famiglia, che illumina la vita in tutte le sue varie realtà.

Nell'Eucaristia, ci riuniamo per celebrare come una comunità. Ma, la Messa, da sola, non fa una comunità. Presuppone una comunità che già esiste. La celebrazione è il rafforzamento di quella comunità. Non ci limitiamo a "andare a" Messa, o "sentire" la Messa, o "partecipare" alla Messa come individui. Noi non siamo qui semplicemente per osservare il terzo comandamento, "santificare il giorno di festa." Non siamo venuti all'Eucaristia come andiamo a vedere un calcio o al auditorium per vedere un concerto che forma parte del “Luglio suona bene”. Noi non veniamo solo per ottenere qualcosa, ma per dare qualcosa - noi stessi - agli uni agli altri.

Nell'Eucaristia non riceviamo semplicemente Gesù nella comunione; condividiamo insieme il corpo benedetto, spezzato, condiviso di Cristo. Tutto ciò che facciamo durante la Messa è un'esperienza condivisa. Nella liturgia della Comunione cominciamo dicendo insieme la preghiera del Signore, dove parliamo con Dio come il nostro (non il mio) Padre, dove chiediamo il nostro pane quotidiano, dove chiediamo reciprocamente perdono e riconciliazione, dove uniamo le mani. E questo è seguìto dal saluto della pace: un gesto di amicizia, di riconciliazione e di perdono per tutti coloro che ci circondano prima di accostarci alla tavola dell’unità e della convivenza.

Se saremo più consapevoli che Cristo vive e agisce dentro e attraverso di noi con il suo Corpo, la nostra partecipazione alla mensa del Signore sarà più significativa.


Monday, June 12, 2017

Tre Amori

Stiamo celebrando oggi la solennità della Santissima Trinità: un Dio, tre persone. Ogni mente umana non sarebbe in grado di afferrare totalmente questo mistero perché sfida la logica e la formula della matematica. I Padri della Chiesa si sono sforzati di cercare le spiegazioni circa la Trinità in molti modi. E molti teologi hanno anche cercato di spiegare la complessità della Trinità.

Il modo di capire questo mistero non è la mente ma il cuore. Consiste nel guardare ciascuna delle tre persone e poi guardare le loro relazioni. Le letture questa domenica sono state scelte a questo scopo. Vediamo:

La prima lettura parla di Dio Padre. Egli è un Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di grazia e di fedeltà. È un Dio di compassione, con un cuore tenero, e misericordioso. È un Dio che ama il suo popolo, che perdona i nostri peccati e la nostra malvagità. In breve, Dio è una fonte di amore.

Tutto ciò è ulteriormente esposto nel Vangelo che abbiamo ascoltato, che allo stesso tempo parla anche del Figlio, del nostro Signore Gesù Cristo. Dio Padre è un Dio d'amore e per amore, ha mandato il suo unico Figlio. "Dio ha così amato il mondo che ha dato il suo Figlio unigenito, affinché chiunque creda in lui non perisca, ma abbia una vita eterna". Non c'è da stupirsi allora che il Figlio stesso sia pieno di amore, parli d'amore, agisca per amore, e tutte le sue azioni siano tutte azioni d'amore. Perché rappresenta, riflette l'amore del Padre.

Nelle ultime settimane abbiamo sentito molto parlare di Gesù e della sua identità. Abbiamo anche imparato che per poterlo seguire, anche noi dobbiamo essere persone di amore. E questo comando di Gesù di essere persone di amore è ulteriormente specificato dall'esortazione di San Paolo. Nella seconda lettura, ci esorta ad essere gioiosi, a tendere alla perfezione, a farci coraggio a vicenda, ad avere gli stessi sentimenti, a vivere in pace e il Dio dell’amore e della pace sarà con noi.

Abbiamo detto domenica scorsa nella festa della Pentecoste che lo Spirito Santo è lo spirito che rende presente Gesù in mezzo a noi, è uno spirito che ci incoraggia, che ci consola, che ci unisce, che ci porta la pace. Con l'aiuto dello Spirito Santo, la esortazione di san Paolo e il comando di Gesù ad amarsi l'un l'altro diventano fattibili.

Guardando ora le tre persone insieme, possiamo dedurre che la Trinità è una fusione di tre sentimenti. È un rapporto di tre amori. È una manifestazione d'amore in tre modi. È un modello del modo in cui noi stessi dovremmo vivere.

In Dio vi sono relazioni che sono d’Amore, e tutto ciò che fa, lo fa per Amore. Questa grande verità è di quelle che ci trasformano, che ci rendono migliori. Poiché penetrano nella nostra comprensione, ci risultano del tutto evidenti. Penetrano la nostra azione perfezionandola verso una totale azione d’amore.

Amore è quel che Dio sente per noi. Ama e sarai felice! Perché amore è dare la propria vita per coloro che amiamo. Amore è gratitudine e semplicità. È svuotarsi di sé stessi per ricevere tutto da Dio. Amore è dedicarsi al servizio del prossimo che hanno bisogno. È perdere per guadagnare al cento per uno. È vivere senza fare i conti di quel che si va facendo. È ciò che ci fa assomigliare a Dio. È l’eternità in mezzo a noi.

Viviamo bene l’Eucaristia che è il sacramento dell’Amore. Ci rende partecipi del fuoco che arde nel Cuore di Gesù, ci perdona e ci dona gli stessi sentimenti di Dio. La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi.


Sunday, June 4, 2017

Pentecoste

Sono trascorsi cinquanta giorni dal giorno in cui abbiamo celebrato la Pasqua. Oggi celebriamo la Pentecoste. È una festa ebraica molto antica che commemora l'arrivo del popolo di Israele al Monte Sinai. Ricordiamo tutto quello che è accaduto in quel luogo: Mosè salì sulla montagna; Ha incontrato Dio e ha ricevuto la Legge da trasmettere al suo popolo.

Questa festa è stata mantenuta nella nostra tradizione cristiana, ma con un significato diverso. Ricordiamo le cose fondamentali che dobbiamo sapere sulla Pentecoste. I diversi simboli che ci ricordano chi siamo e quali sono i nostri doveri cristiani. Tutti questi simboli sono stati menzionati nelle letture che abbiamo appena sentito.

Negli Atti degli Apostoli si racconta che apparvero agli apostoli lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posavano su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.

LINGUE COME DI FUOCO. Il fuoco è un elemento molto importante. Usiamo il fuoco per trasformare l'oro in gioielli. Qualunque cosa sia toccata dal fuoco, si trasforma in cenere. Il fuoco trasforma i cibi. Il fuoco forma i ferri e i cristalli in figure utili e belle. Il fuoco riscalda, energizza, esegue e illumina. È logico che lo Spirito Santo sia simboleggiato dal fuoco. Perché lo Spirito Santo trasforma tutto ciò che tocca. Lo Spirito spinge tutti in avanti. Lo Spirito Santo rende una persona energica e purificata. Illumina le menti.

PARLAVANO IN DIVERSE LINGUE. Luca ha utilizzato questo fenomeno in senso simbolico per insegnare l'universalità della Chiesa. Per insegnarci che lo Spirito è un dono destinato a tutte le persone e tutti i popoli. Siamo stati tutti battezzati in un unico corpo, siano essi ebrei o greci, schiavi o persone libere, e tutti abbiamo ricevuto lo stesso Spirito. Di fronte a questo dono di Dio, le barriere della lingua, della razza crollano. Nel giorno di Pentecoste, il contrario di ciò che è accaduto a Babele si è verificato. A Babele, le persone cominciarono a non capirsi ea distanziarsi l'una dall'altra. A Pentecoste, lo Spirito mette in azione un movimento opposto. Riunisce ciò che è disperso.

Chiunque si lascia guidare dalla parola del Vangelo e dallo Spirito parla un linguaggio che tutti comprendono e unisce: il linguaggio dell'amore. È lo Spirito che trasforma l'umanità in una famiglia in cui tutti comprendono e amano l'un l'altro. Una persona piena dello Spirito Santo, non solo può parlare italiano, inglese, spagnolo, tagalog, tedesco, cinese, francese, ma soprattutto, può parlare la lingua dell'amore, il linguaggio di Gesù Cristo.

Allo stesso modo, è stato detto nelle nostre letture che ci sono diversi tipi di doni spirituali, ma uno è lo Spirito; Ci sono diverse forme di servizio ma uno è il Signore; A ciascun è data la manifestazione dello Spirito per arrecare qualche beneficio.

San Paolo scrive ai cristiani di Corinto, e anche a noi, che i molti doni, le qualità che ognuno ha, non è dato per creare divisioni, ma per promuovere l'unità. San Paolo dice: "lo Spirito rivela la sua presenza in ciascuno con un dono che è anche un servizio". E questo perché la fonte di tutti i doni è una: lo Spirito. San Paolo dice: "C'è una varietà di doni, ma lo Spirito è lo stesso".

Una persona piena di Spirito Santo è una persona che unisce e non divide. Una persona colma dello spirito spinge gli altri a riunirsi e formare una comunità. Una persona piena dello Spirito Santo è un promotore di pace, PORTA PACE a una comunità, porta conforto e gioia. Infatti sappiamo che lo Spirito Santo è consolatore.

Una persona piena di Spirito Santo è un inviato. Ha una missione. "Come il Padre mi ha mandato, così io mando voi". Abbiamo un compito da svolgere: fare quello che Gesù ha fatto.

Cari amici, chiediamoci se siamo portatori dello Spirito Santo. Se siamo trasformati, rinnovati, dopo aver ascoltato la Parola di Gesù per tanti anni? Parliamo la lingua dell'amore o semplicemente parliamo la lingua conosciuta del mondo? Usiamo i nostri talenti e doni dati da Dio per servire il Signore o per creare divisioni, pregiudizi e indifferenza? Abbiano a cuore la natura, la creazione, tutto che ci è stata dato? Siamo persone di pace? Siamo portatori di gioia? Stiamo aiutando a stabilire il Regno di Dio?

Che lo Spirito Santo viva in noi, ci guidi e ci rinnovi. E così sia.


Sunday, April 23, 2017

Portatori della Divina Misericordia

Nella domenica della divina misericordia, la seconda domenica di Pasqua, permettetemi di fare la riflessione attraverso i tre persone contenute nelle letture di oggi: Pietro con gli altri Apostoli, Giovanni il discepolo prediletto, e Tommaso. Erano tutte persone che hanno sentito l'amore di Dio nei loro cuori nei momenti della loro imperfezione, durante i loro momenti di debolezza, e nel tempo delle loro fragilità. I loro cuori erano rotti, frantumati, ma sono stati rigenerati da Gesù.

Pietro e il resto dei dodici non erano i più puri, immacolati, e perfetti tra tutti gli uomini del mondo. Erano normali, persone con la testa dura, proprio come ognuno di noi. Ciò che li rende straordinari sono i loro cuori imperfetti, perfezionati dalla presenza della Misericordia e dell’Amore di Dio. Le imperfezioni del loro cuore hanno fatto spazio a Dio e permettergli di abitare in loro. Le loro imperfezioni li hanno resi santi, e gli conferito il potere di amare più di come un uomo potrebbe mai amare. Le loro imperfezioni avevano dato loro la possibilità di portare altri cuori spezzati a diventare come santuari del Divino Amore. Le loro imperfezioni avevano rafforzato la loro fede nel Dio dell’Amore. La conoscenza e l'accettazione dei loro fallimenti non li hanno resi colpevoli, piuttosto li hanno fatti sentire peccatore, e quindi in grado di convertirsi.

Giovanni aveva tanto amore per Gesù nel suo cuore e così ha scritto il Vangelo dell'Amore. Ha parlato del l'Amore del Padre, del Figlio, e dell'incarnazione dell'Amore; Ha scritto della misericordia incondizionato di Gesù mentre era sulla croce, dopo la croce e dopo la risurrezione; fino alla sua seconda venuta. Ha mostrato come Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Unigenito Figlio per noi in modo che noi possiamo sentire il suo amore divino. Inoltre, nel caso di Tommaso, la sua imperfezione, i suoi dubbi lo hanno portato a crescere nella fede, fino alla solenne confessione: “Mio signore e mio Dio”.

Che cosa ci dice questo? Ci dice, che anche noi siamo peccatori, dubbiosi, ostinati, superbi, arroganti, imperfetti, ma possiamo trovare la Divina Misericordia nella nostra vita. E questa misericordia si può trovare solo nei cuori abitati da Dio risiede, dove Dio fa sentire il suo amore divino e misericordioso. Il nostro cuore è il sacro santuario di Dio in noi. E quindi c’è la necessità per noi di aggiungere questo santuario, la nostra cuore imperfetto, ferito, con cicatrice, ma sacro cuore, per essere in grado di credere veramente in Gesù, credere nella Divina misericordia nell'amore di Dio e dire che Lui è nostro signore, è nostro Dio.

Quante ferite abbiamo nel nostro cuore? Quante cose impure abitano nei nostri cuori? Quante limitazioni abbiamo, debolezze, peccati, disabilità, fragilità fisiche e mentali, nelle nostre relazioni interpersonali? Vi dico cari amici, se rifiutiamo queste imperfezioni della nostra vita e dimentichiamo di accettare la nostra fragilità, Dio non avrà mai uno spazio in noi. Perché è quando siamo feriti che il guaritore divino viene a noi. Vi ricordate quello che Gesù ha detto? "Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori".

La santità non consiste nell’essere perfetto, o nell’essere puro. La santità è l'accettazione dei fallimenti della nostra vita e dare la possibilità a Dio di risiedere nel nostro cuore. E poi cambiarlo in un cuore che ama. Questa è la santità che il Cristo Risoto aveva insegnato ai suoi discepoli prima e dopo la risurrezione.

Vorrei concludere questa riflessione con una vecchia storia che ho sentito alcuni anni fa e ho sentito di nuovo la settimana scorsa. E 'la storia di come si produce una perla. Le ostriche, come tutti sappiamo sono i grandi produttori di perle preziose. La perla comincia la sua vita all'interno del guscio di un'ostrica quando c'è un'intrusione, come per esempio, un granello di sabbia o una spazzatura, scivola tra uno dei due gusci di ostriche, e lo strato protettivo che copre gli organi del mollusco. In vista di proteggersi dall'irritazione, l'ostrica inizierà rapidamente a coprire il corpo estraneo con strati di madreperla, che coprirà il granello di sabbia fino a formare la gemma iridescente.

Nel produrre queste perle preziose, le ostriche hanno dovuto soffrire, essere ferite, essere irritate da una particella esterna indesiderata. Se l'ostrica non ha avuto queste sofferenze, è ha rimasto perfettamente senza la particella indesiderata, e rimasta pulita e perfetta, non può produrre una perla e riemanerà vuota. Un’ostrica senza perla non ha valore.

Cari amici, anche se siamo peccatori e abbiamo cuore ferito, oggi è il momento di convertirlo come santuario del Divino Amore, come Pietro, come Giovanni, come Tommaso hanno fatto.


Sunday, March 26, 2017

Scelti, unti, portatore della Luce

Oggi, quarta domenica di Quaresima, ci sono presentati DUE SIMBOLI del Battesimo che ci ricordano due cose importanti nella nostra vita: LA LUCE E LA FELICITÀ. Questi simboli sono L'OLIO E LA CANDELA. L'olio significa che siamo scelti, siamo unti, siamo inviati. E la candela rappresenta Cristo, la vera luce, il nostro faro. 


Quando Dio sceglie qualcuno per condurre il suo popolo, di solito non sceglie qualcuno apparentemente perfetto agli occhi degli uomini. Perché sceglie Davide, che è solo un bel giovane, rubicondo e un ragazzo? Perché non ha scelto il fratello maggiore Eliab, con la statura alta e che aveva l'età giusta, come i vecchi dicono? A volte, Dio sceglie le persone che non sono degne agli occhi degli uomini. Quelli ai quali non abbiamo mai pensato. A volte, Dio sceglie chi non va bene per noi, secondo i nostri standard. Ma, purtroppo, Dio non vede come vede l'uomo. Noi spesso guardiamo l'apparenza, ma il Signore guarda al cuore. LE APPARENZE POSSONO ACCECARE NOI. Le apparenze ci possono portare al peccato. Alcuni ci appaiono normali, ma sono ciechi dinanzi alla verità, ciechi dinanzi alla grazia di Dio nella sua vita.

Quando veniamo battezzati, L'OLIO che viene versato su di noi ci ricorda che siamo stati unti per essere RE, SACERDOTI E PROFETI, nonostante ciò che siamo, nonostante il nostro aspetto, nonostante quanto peccaminosa sia la nostra razza. E così dunque la sfida è che, come battezzati cristiani, dobbiamo guidare la nostra famiglia, la nostra società ad una vita migliore; dobbiamo fare sacrifici per amore del bene; dobbiamo proclamare sempre la Parola di Dio agli altri.

La storia del cieco ci porta all'altro punto della celebrazione di oggi. La storia del cieco è piena di tanti simbolismi: la cecità, il peccato, la piscina di Siloe, che significa inviato, il racconto della storia del cieco a più riprese. In quei tempi, la cecità è considerata una punizione per i peccati che sono stati commessi dall'uomo. Ma quest'uomo è nato cieco. Quindi, chi ha commesso il peccato, i suoi genitori? Gesù dice né lui né i suoi genitori. “È così che le opere di Dio potrebbero essere resi visibili per mezzo di lui”. Un ironico, non è vero? E dice inoltre che, mentre lui è nel mondo, Egli è la LUCE DEL MONDO.

Infatti, GESÙ È LA LUCE che è venuta in questo mondo. Egli è il prescelto per portarci fuori dalle tenebre per condurci verso la luce. Quando non c'è luce, tutto è buio, tutto muore. Quando non c'è luce, le cose viventi muoiono. Le piante hanno bisogno di luce per crescere. Tutti noi abbiamo bisogno di luce per vivere e crescere. Quando la vita è sempre scura e cupa, siamo tristi e stanchi. Tutti noi abbiamo bisogno che Cristo sia la nostra stella polare, come abbiamo detto durante il tempo del Natale. Tutti noi abbiamo bisogno di questa stella per essere felici. Tutti noi abbiamo bisogno di questa luce per diventare felici.

Quando siamo battezzati, siamo certi che noi abbiamo questa Luce che ci guiderà, che ci illuminerà nei momenti di sconforto, nei momenti di difficoltà, nei momenti di oscurità. Ma non è tutto. La candela non rappresenta solo Cristo. Abbiamo anche ricordato che in quanto battezzati, SIAMO INVIATI. Gesù dice al cieco "Vai a lavarti nella piscina di Siloe" - che significa inviato -. Quando siamo battezzati, siamo inviati al mondo per diffondere la sua luce. Come battezzati cristiani, DIVENTIAMO PICCOLE LUCI NEL MONDO. RIFLESSIONI DELLA VERA LUCE.

Avete notato perché il Vangelo di oggi è molto lungo? il cieco ha più volte raccontato la storia di come era guarito, come è stato in grado di vedere. Questo miei cari amici, è ciò che dovremmo fare: continuamente raccontare la nostra storia di conversione, raccontare la nostra storia di essere guariti, raccontare la nostra storia di essere amati da Dio, per dire al mondo intero che Dio ha fatto un miracolo su ognuno di noi. Non dovremmo stancarsi di raccontare la nostra storia con Dio. Chi lo sa, mentre si stiamo raccontando la nostra storia di conversione, che altri possono essere illuminati e spostare, convertire il loro cuore. Siate una fonte di ispirazione per gli altri e non una fonte di disperazione. 

LA NOSTRA CECITÀ È GUARITA PERCHÉ POSSIAMO PERMETTERE AD ALTRI DI VEDERE QUELLO CHE ABBIAMO VISTO. SIAMO SCELTI, UNTI CON L'OLIO PER PROCLAMARE LA GLORIA DI DIO, PER PROCLAMARE LA GIOIA CHE QUESTA LUCE PORTA NELLA NOSTRA VITA.


Saturday, March 25, 2017

See You!

Close your eyes. What do you see? Nothing, right? Only darkness. Will you be happy if all you can see is black and empty? Well, some prefer to close their eyes to avoid seeing the reality, but I tell you, they won’t be happy, they won’t be forever happy.



Today, fourth Sunday of Lent, the two other symbols of Baptism that brings us also two important things in life are presented to us: LIGHT AND HAPPINESS. These symbols are the OIL AND THE CANDLE. The oil symbolizes that we are chosen, we are anointed, we are sent. And the candle represents Christ, the true light, our guiding light.

When God chooses someone to lead his people, he, don't usually chooses the seemingly perfect in the eyes of men. Why choose David, who is just a handsome youth, ruddy and young? Why not choose the lofty stature of the elder brother who is Eliab? Sometimes, most of the times, God chooses people who are not worthy in the eyes of men. Those whom we have never thought of. Sometimes, God chooses those who are not ok for us, according to our standards. This makes me smile because I am one of those unworthy and yet chosen. I don't pass the standards, I have failed many times. And fail over and over again. But unfortunately, God sees not as man sees. We often look at the appearance but the LORD looks into the heart. Appearances can blind us. Appearances can lead us to sin. Likewise, some appear to be normal, but deep inside, is blind to the truth, blind to the grace of God in his life.

When we are baptized, the oil that is poured upon us reminds us that we are anointed KING, PRIEST, AND PROPHET despite who we are, despite our appearance, despite how sinful our race is, despite our unworthiness. And so therefore the challenge is that, as baptized Christians, we are to lead our family, our society to a better life; we have to offer sacrifices for the sake of loving God and our neighbor; we have to always proclaim the Word of God to others no matter how sinful we are, no matter how unworthy we are.

The story of the blind man brings us the other point of today's reflection. The story of the blind is full of so many symbols (blindness, sin, Pool of Siloam which means sent, the telling of the story of the blind over and over again, and the last part of the Gospel with the Pharisees), but let us just focus on some of the main points.

In those times, blindness is considered a punishment for the sins that has been committed by man. But this man was born blind. So, who committed sin, his parents? Jesus says neither he nor his parents. His blindness is for something great ahead. “It is so that the works of God might be made visible through him.” And he further says that while he is in the world, He is the LIGHT OF THE WORLD. It is to show the identity of Jesus and an invitation for all of us as well.

Indeed, Jesus is the light that came into this world. He is the chosen one to bring us out of darkness to lead us into the light. When there is no light, all is in darkness, everything dies, everything fades away in the dark. When there is no light, living things die. Plants need light to grow and produce fruits. We all need this light to live and to grow and produce fruits as Christians. We all need Christ to be our guiding star, as we have said during the time of Christmas. When life is always dark and gloomy, we are sad and weary. We all need this star to be happy in life, not just for a day but in eternity. We all need this light to make us happy.

When we are baptized, we are assured that we have this Light who will guide us, who will enlighten us in times of despair, in times of trouble, in times of darkness. But that is not all. The candle doesn’t only represent Christ. We are also reminded that as baptized, WE ARE SENT. We are sent to what? Jesus tells the blind man to "Go wash in the Pool of Siloam" — which means sent —. When we are baptized, WE ARE BEING SENT TO THE WORLD TO SPREAD HIS LIGHT. As baptized Christians, we turn ourselves into small lights in the world.

Have you been aware why the Gospel today is very long? It is because the blind man has repeatedly told the story how he was healed, how he was able to see, over and over again, to different audiences. This my dear friends, are what we ought to do: TO CONTINUALLY TELL OUR STORY OF CONVERSION, TO TELL OUR STORY OF BEING HEALED, TO TELL OUR STORY OF BEING LOVED BY GOD, TO TELL THE ENTIRE WORLD THAT GOD MADE A MIRACLE ON US. We should not get tired of telling our story with God to others. Who knows, while you are telling your own story of conversion, others can be enlightened, moved and have a change of heart.  

AS BAPTIZED CHRISTIANS, BE A SOURCE OF INSPIRATION TO OTHERS AND NOT A SOURCE OF DESPERATION. WE WERE HEALED FROM OUR BLINDNESS SO THAT WE MAY LET OTHERS SEE WHAT WE HAVE SEEN. WE ARE CHOSEN, ANOINTED WITH OIL TO PROCLAIM THE GLORY OF GOD, TO PROCLAIM THE JOY THAT THIS LIGHT BRINGS IN OUR LIFE. WE ARE ANOINTED AND CHOSEN TO SHINE DESPITE OUR SMALL FLICKERING LIGHTS.


Sunday, March 19, 2017

Water

What is this that you see here in front of you? Water? What is its use? Where is water used? When do you use water?

Approximately seventy percent of the Earth's surface is covered with water, the oceans hold about ninety-six point five percent of all water on Earth. Water also exists in the air as water vapor, into rivers and lakes in the polar caps, glaciers, soil, and groundwater, as well as in you and in your dog. Without water, we would all die. On the other hand, when there is too much water or the water is polluted, we die. However, WATER IS THE ELEMENT OF UNIVERSAL LIFE.

In addition, water can dissolve a variety of different substances, that is why it is a good solvent. WE CALL IT AS THE "UNIVERSAL SOLVENT" because it is more effective than any other liquid in dissolving other substances.

As I told you last Sunday, the five Sundays of Lent are five catechetical materials for those who will be baptized during the vigil of Easter and as a reminder of our baptism. Today, on this third Sunday of Lent, we talk about the main element that is used in baptism. And what do we use to baptize? - WATER. 

To make our reflection simple, let us use the two water features that I have mentioned a while ago. We use these two main characteristics of the water to connect them to the identity of Christ: WATER AS A MAIN ELEMENT OF LIFE. AND WATER AS A SOLVENT UNIVERSAL. 

WATER AS A MAIN ELEMENT OF LIFE. The first reading gives us some clue. People murmured and disputed if the Lord is with them or not. Then Moses, according to the instructions of the Lord, brought forth water from the rock. This happened because, really, God was with them. The Lord said, I will be standing there in front of you on the rock in Horeb. The Lord was present. And we all know that wherever the Lord is, there is water, there is life. The presence of the Lord, symbolized by water, gives life. 

Now the water, as the water that comes from Jacob's well, if taken, yes it quenches the thirst, but not forever. Death will still come when it's our time. Jesus, in the Gospel, he said to the Samaritan woman: "Whoever drinks this water will be thirsty again; but whoever drinks the water I give him will never thirst; the water I shall give will become in him a spring of water welling up to eternal life. " In other words, Jesus was telling us through this narration that with him, we will have eternal life.

We are baptized in the name of the Father, the Son and the Spirit. And in baptism, we become symbols and presence of  Christ himself on earth. This means that Jesus is present in us. He dwells in us. WE BECOME SACRAMENTS OF CHRIST. You know what this means? This means that as baptized Christians, it is not only life on earth that we get, we also earn our ticket to eternal life. Jesus is our water, our main thing to have eternal life.  

WATER AS A UNIVERSAL SOLVENT. In front of Jesus, the woman was unable to hide his identity, his sins. Jesus told her everything he had done. He had many husbands, and the one whom she is now is not her real husband. In effect, Jesus had saved and converted her. It was not explicitly written in the Gospel, but with what had happened, she was, her sins were forgiven, HER SINS HAD BEEN DISSOLVED. 

The water in Baptism symbolizes the DISSOLVING POWER that the presence of Christ in us can do. First, Baptism dissolves the original sin. Second, Jesus died for us at the appointed time, to purify us and save us. His presence in us, dissolves all that is not pure. And so every time water is poured on us during baptism or sprinkled to us during the Easter season, we are reminded that we too must die from our old self and be new, be reborn in Christ.


JESUS, BAPTISM, SYMBOLIZED BY WATER - IS THE MAIN ELEMENT AND THE UNIVERSAL SOLVENT OF OUR CHRISTIAN LIFE. WITHOUT HIM, WITH OUT GOD, WE ALL DIE. WITHOUT HIM, WE REMAIN TO BE UNCLEANED, WE REMAIN TO BE SINNERS.